Le belle storie continuano ......

Mer, 08/11/2017 - 13:14

MESSAGE IN A BOTTLE di Carlo Silenzi

 

La Cronaca

Alle ore 24 del 14 ottobre 2017, lasciata La Spezia, Shani tiene in braccio il piccolo Yuval di 5 anni sul terzo ponte della nave da crociera. In mano una bottiglia con un messaggio che il bimbo ha scritto nella speranza remota che un navigante lo intercetti e gliene dia riscontro. Lui è assonnato, ci pensano mamma e sorella a completare il rituale. La bottiglia viaggia, percorre decine di miglia, forse centinaia e arriva all’altezza di Capraia nello spazio di mare che guarda l’isola d’Elba. Sono passati 14 giorni, c’è un sole pieno e una bava di vento quando l’equipaggio del Sun Odyssey 419 scorge qualcosa galleggiare a pelo d’acqua.

 

Il Racconto

Siamo un bel gruppo! Lo dico a fine viaggio ma si intuiva fin dal primo incontro. Venerdì sera, al tramonto, Alex, Elvio, Davide ed io scarichiamo borse e sacchi a pelo in barca, ormeggiata presso il porticciolo di Salivoli, e andiamo a prendere in stazione le due fanciulle che completano l’equipaggio, Federica e Claudia. Cena in una trattoria a pochi chilometri dalla marina durante la quale un malfidente tra noi ordina totani alla griglia! Il che suona strano poiché il motivo del nostro incontro in quel fine settimana è la partecipazione alla Sagra del Totano 2017 a Capraia, dove presumibilmente si pescheranno e mangeranno totani a sazietà. Dopo la notte in porto, di primo mattino molliamo gli ormeggi e partiamo! Sole, mare calmo e poco vento ci accompagnano per un buon tratto che siamo costretti a fare a motore, ma ne approfittiamo per bere e spiluccare salame e focaccia in buona stabilità di barca e in ottima compagnia che si consolida a suon di cazzate (amenità, non manovre a vela) e racconti.  A momenti sale una leggera brezza e allora via a issare randa e aprire un genoa sottodimensionato, o un fiocco abbondante, ma non è proprio quanto avremmo sperato. Dopo alcune ore in cui alterniamo motore a navigazione a vela, scorgiamo a pelo d’acqua una bottiglia in plastica che è un vero pugno nell’occhio in quella distesa di mare. Va raccolta e cestinata a dovere. Attenzione! C’è un foglio di carta arrotolato dentro!! Un messaggio!!! Ma dai!!!! Grazie ad una perfetta manovra, a motore sigh, Davide recupera la bottiglia dalla plancetta di poppa. Claudia apre e srotola il foglio. Tradotto dall’inglese suona più o meno:

Ciao, il mio nome è Yuval, ho 5 anni e vivo in Israele. Sono ora in crociera e spero davvero che questa lettera venga trovata e letta da qualcuno. Così, se state leggendo questo messaggio, per favore inviatemi un’email per farmi sapere che quanto ho scritto non è andato perduto …….” (segue indirizzo email).

Ci dimentichiamo tutti subito della plastica galleggiante e con un sorriso sulla bocca condividiamo lo splendido anacronismo di un messaggio in bottiglia nell’era della sovraesposizione da social network! È evidente che non possiamo non dar seguito alla richiesta di Yuval e siamo tutti d’accordo che al nostro rientro in continente avremmo provveduto a scrivere una risposta adeguata. Il resto della giornata procede splendidamente: bagno in rada, passeggiata fino al castello, spaghettata serale in barca…..e di totani manco l’ombra! Il malfidente della sera prima aveva visto lungo. Svegliarsi coi colori dell’alba, ormeggiati in rada, è qualcosa di mistico! Colazione in pozzetto e recuperata l’ancora, rientriamo con calma, prevalentemente a vela di bolina larga, ingaggiando con due barche più vecchie ma meglio invelate. Claudia dà filo da torcere! Giunti in porto ci abbracciamo e ci salutiamo, appagati da due giorni di pura energia positiva.

Il giorno dopo ricordiamo l’impegno preso e decidiamo di buttare giù due righe in risposta alla richiesta del bimbo, ovviamente in inglese:

Caro Yuval, è stato davvero un grande piacere raccogliere dal mare vicino a Capraia il tuo messaggio in bottiglia! Effettivamente è un modo di comunicare un po’ vecchio stile, di certo non tecnologico, ma comunque efficace, grazie a un bimbo come te, ad una barca come la nostra e a Qualcuno su nel cielo che ha voluto che ciò accadesse. Siamo sicuri che ti divertirai molto a veleggiare per il mondo quando sarai più grande, e ancora di più quando troverai un messaggio in bottiglia lasciato da un bambino come te. La vita è un cerchio e le cose meravigliose accadono di continuo. We wish you all the best”.

Non eravamo certi del corretto spelling dell’indirizzo email, perché scritto a penna in modo poco chiaro e perché certamente tipico israeliano ma del tutto estraneo ai nostri suoni consueti. Ammetto che un collega di Tel Aviv ha aiutato non poco. Il giorno dopo arriva la risposta di Shani:

Wow! Siamo rimasti davvero colpiti dalla vostra email! Mille grazie di cuore per aver trovato il tempo di risponderci. Il nostro piccolo era così contento quando ha saputo che il suo messaggio è stato recuperato. Ogni persona che ha ascoltato questa storia oggi è rimasta meravigliata. Eravamo sicuri che la lettera non sarebbe mai stata trovata. Siete stati molto gentili, grazie per aver reso così felice il nostro ragazzo. Firmato: Yuval, mamma, papà e le due sorelle”.

Beh, non credo ci sia altro da aggiungere, a parte forse un ultimo dettaglio: colui che non ha mai creduto in una scorpacciata di totani, il malfidente, ero io!